Erice

Torna nel Medioevo

Erice è famosa in tutto il mondo per il suo borgo incantevole, i paesaggi mozzafiato, i dolci, le ceramiche tipiche ed il Centro di ricerca scientifica "Ettore Maiorana".

Secondo Tucidide, fu fondata dagli esuli troiani, che fuggendo nel Mediterraneo, si sarebbero insediati sulla cima della montagna dando poi vita al leggendario popolo degli Elimi. Virgilio la cita nell'Eneide, con Enea che la tocca due volte: la prima per la morte del padre Anchise, un anno dopo per i giochi in suo onore. Secondo gli storici, insieme a Segesta, Erice era la città più importante degli Elimi, in particolare la capitale religiosa. Durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare ne dispose la fortificazione trasferendo parte degli ericini a valle (da qui la fondazione Drepanum, l'odierna Trapani). In epoca successiva i Romani vi venerarono la "Venere Ericina", la prima dea della mitologia romana a somiglianza della greca Afrodite. Il tempio di Venere rappresentava un punto di riferimento per tutti i marinai e i pellegrini del Mediterraneo, che, guidati dal fuoco sacro che le ancelle della dea tenevano acceso, vi giungevano per rendere omaggio a Venere attraverso la congiunzione con le sue sacerdotesse. Sui resti di quel tempio nacque nel XII sec. il suggestivo Castello di Venere, ad opera dei normanni, che rappresenta oggi uno dei simboli di Erice.
La splendida Chiesa Madre, detta Matrice, ma anche le altre numerose chiese, la piazzetta, le strade selciate e le botteghe artigiane?tutto contribuisce a creare un´atmosfera magica e a immergere il visitatore nel Medioevo.
Erice è nota a livello internazionale anche per il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, fondato dal famoso scienziato Antonino Zichichi, che ospita studiosi di fama mondiale in occasione di convegni che affrontano emergenze mediche, meteorologiche, tecnologiche, ambientali. Oggi Erice è anche tradizione artigianale e gastronomica: le ceramiche ericini, i tappeti realizzati su vecchi telai, i dolci di mandorle e le genovesi, preparati secondo le ricette conventuali delle suore di clausura, etc.